Pagina:Deledda - Il sigillo d'amore, 1926.djvu/147

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Piccolina 141

deserto, e intorno a me fino ai limiti estremi della vita non vedevo che vuoto e desolazione.

Fedele è uscito per comprare i giornali della sera e fare altre spese: io sono di nuovo curiosa di vedere dove ha messo la cornacchia, e furtivamente ritorno nella cucina. Non accesi la luce, poichè le persiane erano aperte e non volevo che per caso egli rientrando dal cortile vedesse la finestra illuminata. Del resto ci si vedeva ancora, e al barlume lontano del crepuscolo distinsi la cornacchia sul suo bastoncino, immobile, con la testa un po’ piegata e gli occhi socchiusi. Dormiva. Dormiva appoggiata su una zampa sola: l’altra la teneva sospesa, semi-nascosta fra le piume del ventre: e tutto il suo aspetto, nella penombra, era così dolce e timido, così triste di abbandono, che uscii in punta di piedi per non svegliarla.


*


Si era verso la fine dell’inverno, e quelle giornate di vento si ripetevano spesso; ma era un vento caldo, il vento dei pollini, che portava fin lassù nella nostra casa un alito di terre lontane già fiorite. Fedele poi ogni due giorni rientrava con fasci di fiori comprati al mercato, e