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148 il sigillo d'amore



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Si accorse Fedele di tutto questo?

Se ne accorgesse o no mi pareva di non curarmene; ad ogni modo ero certa che egli non me ne avrebbe mai fatto cenno nè rimprovero. Altre cose mie, altre debolezze, altre vicende della mia vita egli conosceva, e a sua volta non se ne curava. In fondo ci si rassomigliava, in questo, nella perfetta indifferenza per i fatti altrui, anche se questi fatti ci riguardavano indirettamente. Tutto era sopportato e scusato purchè non ci si toccasse nel nostro interesse.

Così ero pure certa che l’avrei più molestato col far palesi le mie visitine alla sua cornacchia che col fingere di essermene completamente dimenticata. Un giorno però lei stessa fu per turbare il nostro tacito accordo.

Io stavo a lavorare nello studio: nonostante lo strepito della strada, al quale del resto ero così abituata che non lo sentivo più, il silenzio dentro era tanto profondo che mi colpì un piccolo suono strano all’uscio del salotto precedente; era come se un bambino vi raschiasse lievemente con una punta acuta. Incuriosita vado a guardare e vedo la cornacchia che appena socchiuso l’uscio allunga il collo e mette dentro