Pagina:Deledda - Il sigillo d'amore, 1926.djvu/177

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Piccolina 171

mano col dorso in su, facendo atto di scansare la donna. Anch’io le accennai di andarsene: ella obbedì.

— Fedele, — domandai sottovoce, — hai da dirmi qualche cosa?

Egli non poteva parlare per l’affanno: rovesciò la testa sui guanciali, chiuse gli occhi e aprì la bocca, come chi è molto, molto stanco.

D’impulso, io gli afferrai la mano, per trattenerlo, ma anche per sostenermi. Avevo paura, ed egli lo sentì. Sollevò la testa, sorpreso, e la sua mano rispose alla mia stretta.

— Piccolina.... — mormorò, ma come fra sè. Ed io ebbi l’impressione che egli avesse l’abitudine di pronunziare spesso, anche senza volerlo, quella parola.

Sulle prime pensai che chiamasse la cornacchia: ma no, egli non le dava quel nome. A chi dunque lo dava?

— Fedele! — gridai spaventata. Egli teneva ancora gli occhi aperti, con la pupilla che andava in su, in su, finchè scomparve. Era l’anima che se ne andava.