Pagina:Deledda - Il sigillo d'amore, 1926.djvu/185

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Il nemico 179

non fiatava, per il mercante ricominciò a soffiare sul fuoco della calunnia. Ricominciarono le persecuzioni. Alla moglie del mercante, che s’era mangiata un cocomero di tre chili, vennero i dolori di ventre: e Marala si vide in casa il brigadiere dei carabinieri in persona, che la interrogò a lungo: la interrogò circa il veleno ch’ella doveva aver fornito al mercante per liquidare la moglie.


*


E per giunta il mercante non si fece più vedere. Chiusa nel suo campo intorno al quale aveva fatto mettere una siepe alta tre metri, Marala lavorava e piangeva. Pregava anche, ma arrivata alle parole del paternostro: «rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo....» si fermava. Si fermò ancora: ancora sedette sul parapetto della strada, come oppressa dalla stanchezzza di tanti anni di solitudine e di umiliazione. E sospirò. Meno male, da quel tempo il nemico l’aveva lasciata in pace. Lei però passava veloce sulle parole del paternostro, senza impegnarsi circa la remissione dei debiti altrui.