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182 il sigillo d'amore



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Così Marala si risparmiò la fatica di andare fino alla stazione dei villeggianti. Ma appena la donna scomparve in alto come divorata dal macigno mostruoso che si sporgeva alla svolta della strada, ella sentì distintamente una voce:

— Usuraia.

Si sporse a guardare. Giù nel torrente turchino della valle i pastori lavavano il gregge prima di tosarlo, e una donna coglieva i frutti di un ciliegio più rosso che verde. Sembrava il paradiso terrestre, e Marala si sollevò col cuore in pena. No, la cattiva voce non poteva venire di laggiù. Piuttosto dall’alto della strada, dai macigni che sembravano grandi diavoli con la barbaccia verde e le corna di rami secchi. Lassù stava nascosto lui, il nemico. L’aveva aspettata per anni, in diabolico agguato, e adesso avrebbe ricominciato la persecuzione.

Un senso di follia le ottenebrò la mente. Nascoste fra i macigni le parve di sentire a sogghignare le persone alle quali dava in segreto denari a forti interessi: ma queste, no, non po-