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Il secondo funerale è, a giudicarne dal veramente mesto corteo che lo segue, quello di una popolana.

Era vecchia? Era giovane? Non si sa. Sole donne, e qualche ragazzo, seguono il modesto carro senza corone; sopra la bara un fascio di crisantemi bianchi e gialli, di quelli che crescono negli smossi orti di Roma, dà una tenue nota di colore al quadro grigio che pare si muova nella nebbia.

Le donne sono tutte popolane, alcune giovani, col bel profilo di Minerva mortificato sinceramente da un improvviso dolore. Quando il corteo sarà sciolto anch’esse, come i soldati del primo funerale, torneranno a ridere e a dir male parole; per adesso dimostrano sul viso tutto quell’impeto di solidarietà col dolore altrui che è la caratteristica più generosa delle donne del popolo di Roma. Le anziane e le vecchie sembrano più indifferenti; più pronte a raccogliere contro il loro cuore, come fanno coi lembi dei loro poveri scialletti, il pensiero della morie. Esse accompagnano la morte, ma si sentono anche accompagnate da lei; e non se ne sgomentano. Sono tutte donne stanche di la-