Pagina:Deledda - Il sigillo d'amore, 1926.djvu/243

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Il figlio del toro 237

E aspettò che gli presentassero il bambino. Ma la levatrice e la padrona vecchia, che aveva voluto assistere al parto, non si facevano vedere. Egli tentò di spingere l’uscio e sentì la levatrice confortare la moglie che piangeva.

— Dopotutto è morto, e non lo diremo dal pulpito, che era così.

— Anche la Barbera, del resto, mia nipote Barbera, non ha fatto una bambina negra, perchè fissava sempre il quadro con la Regina Taitù? Per fortuna è morta anche quella. Muoiono sempre, per fortuna.

Questa era la voce, accompagnata da sospiri di sollievo, della padrona vecchia.

Il bifolco allora entrò con violenza, e senza parlare scoprì il corpo del bambino: e quando vide quel viso rossastro camuso e peloso, con due piccole corna sulla fronte, gli parve che non il peccato degli altri, ma il dolore suo e quello del toro, in quella notte indimenticabile, avessero generato il mostro.