Pagina:Deledda - Il sigillo d'amore, 1926.djvu/250

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
244 il sigillo d'amore

lunga che a raccontarla tutta ci vorrebbe un libro.

— Meglio, meglio, — l’incoraggio io, — raccontate pure.

— Allora le dirò proprio tutto. Forse la colpa è stata mia, ma l’ho scontata davvero come un debito. Dunque io a sedici anni avevo già marito: Giuliano, si chiamava, Giuliano il lungo, perchè era alto come quel pino lì, e per distinguerlo dal cugino Giuliano il corto. Questo Giuliano il corto era un ragazzo non troppo alto ma bello, svelto e bruno come uno scoiattolo. Faceva molti mestieri, persino l’orologiaio, ed era incaricato della sorveglianza della pineta. Siccome però lui di notte non poteva lasciare il paese, a sua volta aveva nominato guardiano mio marito. Gli fece costrurre questa capanna, e gli fissò un mensile buono. Questo ci faceva comodo, perchè Giuliano mio, il lungo, guadagnava poco. Ho dimenticato di dire che era stagnaio. Gira di qua, gira di là, ma le padelle di rame e i coperchi da stagnare erano pochi, e la gente usava già quelle brutte robe di ferro smaltato. Qualcuna anche di queste si bucava, ma non c’era da far nulla perchè sul ferro lo stagno non attacca. E così Giuliano veniva ogni notte qui: d’estate ci venivo anch’io, ma, dico la verità, avevo paura. Specialmente nelle notti di luna mi sembrava di sentire i ladri a segare i pini e trascinarne i