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248 il sigillo d'amore


Giuliano non apre bocca; rientra nella capanna, chiude la porta, ed io non faccio a tempo ad alzarmi che sento di nuovo il rimbombo di uno sparo.

Egli si era ucciso.


*


La donna tremava ancora, nel ricordare: io partecipavo alla sua pena, ma sentivo che la storia non era ancora finita. Ella infatti riprese:

— L’altro non era morto: neppure ferito. Nel sentire il rumore della fucilata, indovinando di che si trattava, s’era buttato per terra fingendo d’essere colpito. Ed io avevo contribuito a salvarlo con le mie grida. Due anni dopo ci siamo sposati: ed abbiamo avuto anche tre figli: ma il Signore, che tutto vedo e sa, ci ha castigato. I figli sono morti; uno dopo l’altro sono morti, quando già cominciavano a parlare. E lui, Giuliano il piccolo, ha un’artrite alle gambe che non gli permette di muoversi. Lavora ancora da orologiaio: e fra tanti orologi che accomoda, che camminano, che egli guarda e smonta e avvicina all’orecchio, ogni tanto non fa che dirmi:

— Rosa, guarda che ora è.