Pagina:Deledda - Il sigillo d'amore, 1926.djvu/264

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
258 il sigillo d'amore

tenso calore al viso e le parve che i suoi capelli divenissero rossi come quelli del prete: ma poichè non si trattava di confessione in chiesa, finì con l’ammettere che pure lei non rispettava troppo la roba altrui.

— Quando vedo dell’uva la prendo: la me piass tant! — esclamò, e fissò in viso il prete come per chiedergli: — e a lei l’uva non piace? — poi ho veduto delle pere grosse come la mia testa e ne ho prese due.... Due sole, — confermò con l’indice e il medio tesi verso don Apollinari: e con un impeto di sincerità aggiunse: — e se mi capita piglio le altre.

— Tu le altre non le toccherai, — egli disse guardandola severo eppure sorridente: ma il sorriso gli morì sulle labbra, poichè Gina faceva una smorfia che significava: — e chi me lo impedisce?

— Ho rubato pure una gallina, — ella riprese quasi vantandosi delle sue prodezze; — ma l’ho lasciata andar via per paura che il babbo mi bastonasse: poi anche una scarpa, al mio cugino Renzo; ma questo l’ho fatto per dispetto. La scarpa l’ho buttata in acqua. Poi....

Qui veniva il grosso: lei stessa lo capiva e si fermò spaurita. Egli l’incoraggiò:

— Poi? Di’ su pure.

— Poi ho preso gli orecchini della nonna. Lei però crede li abbia presi Vica la gobba,