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276 il sigillo d'amore

tua prima veste mutilata; ed erano come ricordi di dolore e debolezza che tu buttavi via dietro di te. Le piume nuove riflettevano adesso, nere fino all’impossibile, i colori dell’iride.

Eri bella. O eri bello? Perchè mai si è saputo se eri maschio o femmina. La testa era certamente di femmina, con le orecchie coperte da ciuffi di piume infinitamente piccole, e il resto da un casco di altre piume che a toccarle davano il senso della cosa più morbida dolce e veluttuosa che esista sulla terra.

Forse eri femmina, perchè preferivi alle donne deboli e sentimentali che ti dimostravano amore, i giovani dominatori ai quali obbedivi e ti sottoponevi.

Ma il corpo, o l’apparenza del corpo, era di maschio: mentre prima sembravi un D’Artagnan volatile, speronato, con la sola penna della coda fuori del corto mantello come la punta obliqua della spada audace, adesso, con le ali nere armoniose ripiegate sulla coda perfetta, davi l’idea di un don Giovanni moderno che col suo inappuntabile frak si dispone a recarsi ad un ballo di corte.

Per questo ti si voleva bene: per la tua elegante e ambigua bellezza. Anche quelli che non vogliono bestie nella loro casa, poichè essi, per la loro civiltà che ha raggiunto il punto piramidale della perfetta coscienza, si sentono