Pagina:Deledda - Il sigillo d'amore, 1926.djvu/297

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Mattino di giugno 291

dito nelle cose rimescolate e come fatte impazzire da lui.

Ella sa aspettare: i suoi occhi dicono agli oggetti:

— Pazienza, eh? Saprò farvi poi rinsavire e tornare a posto io.

C’è da fare altro, intanto; ed ella va a picchiare all’uscio dei figliuoli che devono andare a scuola, e poi a svegliare la sua bambina. Odore di latte, di capelli folti, di fiore di vita, è nella piccola camera dove la bambina dorme e alla scossa e al richiamo della madre si sprofonda col viso sul guanciale come chiedendo aiuto al sonno perchè non se ne vada.

Il sonno la tiene ancora, ma la madre è più forte di lui e con le buone e con le cattive lo scaccia lontano. Allora la bambina torna d’un balzo alla gioia di vivere: rivolge il viso alla madre, e la madre ha l’impressione di vedere una rosa che sboccia sul cespo lucente. Ella non assiste alla toeletta della bambina, alla quale ha già insegnato a vestirsi, a pettinarsi, a curare il tesoro di perle vive dei suoi denti nuovi: ha molto da fare e non può indugiarsi in inutili tenerezze.

Ha molto da fare; specialmente in cucina. C’è la serva, ma questa serva sembra piuttosto un figurino di mode, con le calze di lusso e l’aria svogliata di una principessa che è stata al ballo. Ha lasciato andare il latte sul fuoco