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Il sigillo d'amore 299

vegno di amore. Ma il cavaliere era spesso un paesano che viaggiava sul suo ronzino, o un armigero in perlustrazione. Anche di notte, nelle chiare notti solitarie, ella si affacciava alla finestra; poi, sola nel suo grande letto vedovile, vedeva ancora la strada che ormai le pareva appartenesse alla sua stessa persona, come le vene delle sue braccia, come la treccia che le scendeva fino al cuore; la vedeva anche nel sonno, come si partisse dai suoi occhi e scendesse al mare, e attraversasse il mare, strada di desiderio e di vana speranza, fino a raggiungere il giovine sposo. E quando al mattino i lentischi e i macigni del sentiero brillavano di rugiada, a lei pareva di averli bagnati con le sue lagrime.


*


Un giorno finalmente un gruppo di cavalieri autentici animò la solitudine del luogo. Uno dopo l’altro salivano il sentiero: le loro vesti di velluto mettevano note di colore nel grigio e nel verde triste del paesaggio, le loro voci ne scuotevano il silenzio. Uno di essi domandò udienza alla Regina. Gulna, insolitamente pallida, si piegò fino a terra davanti a lui, poi lo condusse senz’altro dalla sua Signora.