Pagina:Deledda - Il sigillo d'amore, 1926.djvu/309

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Il sigillo d'amore 303

scarlatto che ricordava alla Regina il colore dei tulipani e dei garofani di Persia che Enzio, nei giorni delle nozze, aveva fatto venire, con altre raffinatezze delle corti di oltre mare, alla semplice reggia d’Ardara.

Ricordi. Ricordi andavano, ricordi venivano, ma tutti oramai addolciti dal distacco, galleggianti anch’essi in quell’atmosfera irreale che circondava la Regina.

Gli stessi mobili, nella vasta camera già vellutata d’ombra, mutavano aspetto; specialmente le grandi arche nere scolpite che racchiudevano il corredo di lei. Su una di queste la luce della finestra stendeva una patina d’argento; e i colombi, le palme, i fiori del melagrano, il calice sacro e la croce che vi erano scolpiti, prendevano, agli occhi di Adelasia, quasi colore e movimento.

Un sorriso rischiarò anche le sembianze di lei, che avevano già la marmorea serenità della morte.

Chiamò Gulna. Gulna, che vegliava dietro l’uscio, entrò, alta e nera, ma coi capelli rossi ancora fiammanti e gli occhi pieni di azzurro. Si piegò inchinandosi davanti al letto della Regina e attese gli ordini.

— Gulna, apri la cassa lunga, e fammi vedere il vestito di Enzio.

La donna obbedì; nel sollevare il coperchio pesante dell’arca le grandi mani le tremavano