Pagina:Deledda - Il sigillo d'amore, 1926.djvu/67

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

La palma 61

pare un giovine mendicante, vestito di tela, con le scarpe rotte. Il contrasto fra tanta miseria e la luce viva di due grandi occhi verdi attira l’attenzione dell’artista.

— Che volete? — domanda accostandosi indolente alla cancellata; e lo sguardo col quale l’altro lo esamina, chiaro e scrutatore come quello del gatto che osserva un animale sconosciuto, gli rinnova l’impressione della corsa del ragno sulla sua persona. E come il ragno l’uomo deve provare un senso d’improvvisa confidenza perchè senz’altro la sua voce si fa sicura:

— Volevo chiederle se le foglie della palma sono da vendersi.

Lo scrittore si volge tutto d’un pezzo a guardare la palma: a mala pena egli sa che nel giardino esiste una palma: adesso se la vede sorgere a un tratto davanti nel reparto a sud del giardino, grave, un po’ massiccia, col tronco che pare un’enorme pigna donde si slanciano come da un vaso scolpito le grandi foglie raggianti. È bella; ha qualche cosa di religioso, e il ciclo sopra la guglia delle ultime foglie si ravviva e ricorda quello del deserto.

— Vede, — dice l’uomo introducendo il braccio nella cancellata — quelle foglie sotto sono tutte malate: bisogna levarle; mi pare che quest’anno la pianta non sia stata potata. Bisogna potarla e curarla.

L’artista lascia la sua contemplazione.