Pagina:Deledda - Il sigillo d'amore, 1926.djvu/74

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68 il sigillo d'amore


Arrivata là dentro si gettò sul suo giaciglio corto che non permetteva alla sua lunga persona di stendersi bene: col piede spinse la porticina, ma con lo stesso piede la riaprì. Soffocava; le pareva di essere un topo agitato dentro la trappola: ma non voleva muoversi, non dar segno neppure all'aria di questa sua agitazione interna. I piedi però le pulsavano tanto che le pareva di sentirli parlare; si cacciò via le scarpe e si allungò in modo da metterli sulla striscia di luna che imbiancava la soglia: e a poco a poco il bagno della notte glieli rinfrescò. A poco a poco il sangue le si chetò nelle vene e il pensiero smarrito tornò nel suo cervello come lei era tornata nella sua buca: allora l’istinto della salvezza, più che il rimorso o il pentimento, la costrinse a ricostruire la scena del suo delitto.

Si rivide nell’appartamento al secondo piano, abitato da un vecchio signore al quale, dopo sbrigate le grossolane faccende nella casa del padrone, ella ripuliva le camere. Il vecchio aveva piena fiducia in lei, tanto che le lasciava le chiavi mentre egli era fuori per la colazione. Ed ecco ch’ella, con la pesante sveltezza dei suoi cinquantanni robusti, riordina la camera di lui: una camera vasta con due finestre, coi mobili di mogano e il letto grande coi lenzuoli di lino dolci a toccarsi più che