Pagina:Deledda - Il sigillo d'amore, 1926.djvu/79

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La tartaruga 73



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Un rumore, se così può chiamarsi, più tenue e indefinibile di quello del rosicchiare del tarlo la destò dall’incubo.

Ella lo riconobbe subito. Era la tartaruga che veniva a farle la sua visita notturna e cominciava il suo giro d’ispezione nella tana. Ella si alzò a sedere, coi capelli pesanti di sudore, ritrasse i piedi poichè la luce della luna glieli fece apparire enormi, e attese. Si sentiva il rumore notturno della città, come quello di una nave in rotta nell’oceano; ma il succhiar della bestia, nell’angolo dove c’era la brocca dell’acqua e quindi un po’ di umido per terra, sembrava alla donna la voce più potente della notte. Il cuore le si scioglieva dalle catene infernali della disperazione: quel ritorno della tartaruga era come un ritorno di speranza e quindi di vita.

Aspettò che la bestia si avvicinasse: si avvicinava, le fu presso i piedi, e lei sentì sulla caviglia come la punta di una spina. Allora si piegò e prese la sua amica in mano, la sentì fredda e dura come una scatola, eppure le parlò, avvicinandosela alla guancia come si fa con l’orologio per ascoltare se cammina.

— Le scarpe me le ho già levate, — le disse,