Pagina:Deledda - Il sigillo d'amore, 1926.djvu/8

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2 il sigillo d’amore


Anche lui aprì la bocca per chiamare e avvertire la donna che proseguiva rapida, ma come avesse timore di farle paura, in quel grande silenzio solitario, non riuscì ad articolare parola; poi attraversò la strada e raccolse il portafoglio; e lo sentì gonfio e tiepido nella sua mano; gonfio sebbene leggero, chiuso forte da una borchia di metallo, e con un odore fra di cuoio e di muschio che gli diede un’impressione di carne viva, quasi fosse un membro stesso della donna staccatosi da lei.

Fu per questo che il diavolo lo costrinse a farsi scivolare il portafogli entro la manica, nell’atto stesso che si sollevava? Egli pensò subito così, appena ebbe coscienza dell’atto, ma immediatamente si accorse che il suo pensiero voleva solo nascondere a sè stesso la vera bassezza della rapina: era l’interno del portafogli, il denaro altrui, che lo tentava. E si sollevò un altro uomo.


Ma appena si volse per attraversare di nuovo la strada, gli parve che la coscienza, fuggitagli via in quell’attimo, gli si allacciasse di fronte, inesorabile, col viso bianco del convento e alla finestra più alta gli occhi azzurri cerchiati di nero del Padre Superiore.

Un gelo mortale gli fece sentire tutto il suo grande corpo freddo entro la tonaca d’improvviso pesante: e gli parve di camminare nell’ac-