Pagina:Deledda - L'ospite, Cappelli, 1898.djvu/128

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116 due miracoli


E Sadurra, compiuti i ventun’anni, era scappata dalla casa paterna per unirsi all’uomo del suo cuore. Fu un grande scandalo, un avvenimento che fece eco persino nei villaggi vicini e nella città di Nuoro.

Zia Batòra ne restò annichilita, distrutta, moralmente uccisa. Mai madre aveva amato la figlia come zia Batòra aveva amato la sua. Per venti anni, dopo che le avevano ucciso il marito, essa aveva concentrato ogni suo affetto e ogni sua speranza in Sadurra, sognando per lei un avvenire luminoso, che, naturalmente, si compendiava in un marito ricco, forte, di casa principale. Forse magari un signore, forse un vendicatore del padre di Sadurra. Ed ogni sogno, ogni speranza, ogni affetto era svanito. Zia Batòra aveva maledetto sua figlia; inginocchiata sulla cenere, coi capelli sparsi e il seno ignudo aveva maledetto il latte con cui l’aveva nutrita, e giurato sul pane e sulla croce d’oro del suo rosario di non riconoscerla più per figlia, ma per mortale nemica. Così era rimasta sola, nella sua casa spopolata per sempre di sogni e di speranze. Essa si vedeva disonorata, e il trionfo che menavano i suoi nemici — cioè la parte