Pagina:Deledda - L'ospite, Cappelli, 1898.djvu/136

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124 due miracoli


Zia Batòra non malediceva il bambino, anzi la sua vista temprava l’ira apportatale dalla presenza di Sadurra. Non lo aveva ancora veduto quel bambino, quel suo nipote, e, non vedendolo, non aveva mai fatto un gran conto. Anche Sadurra era da molto tempo che non la incontrava.

Come era cambiata la disgraziata, il disonore della stirpe, la beffa del villaggio! Pareva una mendicante, pareva... Zia Batòra non esplorava il fondo del suo cuore, altrimenti sotto lo strato dell’ira avrebbe trovato un mare di pietà per la figlia sua.

Nostra Signora mia, come era bello il bimbo! I suoi occhi erano eguali a quelli del morto... No, non rassomigliava punto alla schiatta vile vile dei Nieglia; no, no...

La messa procedeva. Si era fatto un po’ di silenzio in chiesa, avvicinandosi l’Elevazione.

Zia Batòra pregava solo con le labbra. Non vedeva, né udiva nulla, nulla, nulla, tranne le voci del suo spirito in tempesta. Ira, schianto, umiliazione, tenerezza, rimpianto, amaritudine e dolcezza, odio e pietà e amore passavano e sfilavano nell’animo semi-selvaggio, straziandole i resti sbranati del cuore, facendola piangere ed esultare per lo stato miserabile in cui scor-