Pagina:Deledda - La danza della collana, 1924.djvu/121

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scalza, coi grandi piedi duri e nodosi e un fazzoletto nero legato sotto il mento aguzzo. Gli occhi azzurri come insanguinati non si chiudono mai, fissi in una vaga lontananza; ma quello che piú ci turbò fu il vedere che di tanto in tanto ella si buttava per terra come volesse sdraiarsi, stanca, e subito rimbalzava, quasi respinta dalla terra stessa, e si drizzava in piedi in faccia al mare e di nuovo cantava.

«Forse m’illudo anch’io, certo m’illudo, ma credo ch’ella si senta, nel suo mondo interiore, come io l’ho veduta nel suono della sua voce, bella, giovine, vestita d’azzurro; e quella breve piattaforma di assi è per lei il palco scenico donde la sua passione si spande sulla platea del mare; solo teatro dove lei possa ritrovare qualche cosa dell’infinito amore, dell’infinita grandezza il cui sogno impossibile l’ha deformata e chiusa in questa sua maschera di follia.

«Quasi tutti noi, del resto, siamo cosí; il corpo nostro è una veste spesso grottesca che nasconde la bellezza e la giovinezza del nostro spirito: se si vivesse ciechi