Pagina:Deledda - La danza della collana, 1924.djvu/130

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il pericolo delle automobili e dei carri, tranquille come balene fra le onde in tempesta.

E tutte le donne che a mano a mano scendevano dal tram e si mischiavano alla folla erano altrettanto sicure e svelte, con l’occhio abituato al pericolo e al modo di evitarlo, tutte nel loro elemento; e lei finalmente sentiva di invidiarle, di non possedere, con tutta la sua ricchezza, la forza pulsante nelle loro caviglie, nelle loro dita pronte ad afferrarsi a ogni fiore e a ogni uncino.

Essere cosí. La vita non sarebbe stata per lei una cosa pesante e inutile come la borsa che stringeva fra le mani. O forse s’ingannava. Che cosa le soffiava in cuore quel giorno? Era come certe notti quando si è mangiato e bevuto troppo e viene nel sonno una vita febbrile, di sogni tinti di colori esasperati, e si ha voglia di svegliarsi e non si può.

Arrivata al punto dove le era necessario scendere, esitò un momento: bastava non muoversi e pagare un’altra corsa per ritornare