Pagina:Deledda - La danza della collana, 1924.djvu/168

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quasi indovinasse di essere portatrice di male, le porse una lettera.

Una lettera ch’era stata portata a mano. La busta bianca e quadrata e l’indirizzo scritto con caratteri piccoli e neri che parevano incisi, diedero alla donna una sinistra impressione: le parve di leggere il suo nome su una lapide mortuaria.

Era l’uomo, il suo fidanzato del giorno prima, che le scriveva.

«La prego di perdonarmi se non tornerò, né oggi né mai piú. Lei ha capito già che io appartengo al grande numero degli uomini comuni che vedono la vita come una strada diritta, ed evitano i pericoli. Io non La dimenticherò mai, ma dopo quanto Ella mi ha detto, non posso unirmi a Lei.»

Ella non rilesse la lettera: fece a pezzetti il foglio e la busta e li buttò dalla finestra; poi riprese a pettinarsi, sollevando sulla fronte la doppia ala argentata dei suoi folti capelli.

Era calma: solo le pareva che il piccolo specchio si fosse d’improvviso appannato e riflettesse male il suo viso pallido velato