Pagina:Deledda - La danza della collana, 1924.djvu/22

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movimento di corsa, ma ella era già di là dal portone, più rapida ancora, come avesse sentito l’impercettibile ansia di lui e lo eccitasse maggiormente a raggiungerla.

Ed ecco svolta di nuovo, di nuovo sparisce all’angolo di un’altra strada: adesso è proprio il caso di correre, e anche l’uomo ritrova la sua agilità di adolescente per raggiungerla definitivamente.

E non si meraviglia nel vederla spingere una porta scolpita, vigilata da una specie di eremita cieco la cui mano, concava e legnosa come una mestola, è tesa a mendicare.

È la porta di una chiesa.




Questa chiesa era illuminata dal chiarore d’una piramide di finti ceri a luce elettrica che sorgevano come le canne di un organo sull’altare maggiore; altare che all’uomo parve si sollevasse in una lontananza indefinita, dietro un’alta cancellata