Pagina:Deledda - La danza della collana, 1924.djvu/225

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in silenzio che c'era speranza ancora di vita. Creda, signore, noi si combinò la fuga come due ragazzi che scappano di casa senza sapere bene il perché: solo, forse, per illusione di cambiar vita. L'occasione, ripeto, ci favoriva. Egli doveva andare in missione all'estero, in un paese freddo e grigio: la moglie non volle accompagnarlo: preferiva tornarsene, per il momento, presso la sua famiglia. Ed egli mi convinse a partire con lui. Le racconto tutto questo non per scusarmi ma per dire come a volte la vita si diverte con noi. E la nostra fuga parve davvero un gioco, una burla, perché si riuscì a prenderci subito, alla stazione, come due ladri. Egli proseguí il viaggio, e mai piú mi scrisse né si fece vivo: e dopo un compenso di schiaffi lavati da molte lagrime io mi rassegnai; e lei capirà, signore, che la mia natura era troppo sentimentale e ardente per fermarsi al primo amore: ne trovò presto un secondo che annegò completamente l'altro, amore tanto piú forte perché nutrito dalla riconoscenza verso l'uomo che mi amava e riponeva tutta la sua fede in me nonostante le calunnie che m'incoronavano. E sono stata felice, e ho dimenticato. Come vede, dunque, egli non deve crearsi inutili rimorsi: e deviata