Pagina:Deledda - La danza della collana, 1924.djvu/40

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vento: e il suo viso, e gli occhi sopratutto riflettevano il tremolío indefinibile del lago, come fatti anch’essi d’acqua e di luce.

— Che posso dirle? — mormorò torcendosi un poco le mani, disperata ed esaltata. — Se io sono davvero per lei in questo momento la personificazione della vita, è una ben povera vita quella che lei si sceglie. Ma forse dipenderà da lei il fare che io mi arricchisca, e diventi, come vorrei, la realtà del suo sogno. Il caso, che, come dice bene lei, è il filo della collana dei nostri giorni, non deve averci spinti fin qui inutilmente. Lei forse, anche, sa qualche cosa di me. Sono umile e piccola davanti a lei, e cosí diversa eppure cosí vicina a lei! Sono figlia del popolo, ma anch’io tengo alla mia origine, perché del popolo vero, di quello che è piú vicino alla terra, sento in me la forza e il desiderio di vivere. Forse in questo rappresento davvero la vita, come le cose che nascono dalla terra seminate da Dio. Come i miei parenti tutti, sono venuta qui, nella grande città, da un paese vergine; un paese sui monti dove gli abitanti dopo