Pagina:Deledda - La danza della collana, 1924.djvu/63

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noi due, qui, siamo ancora due sconosciuti che s’incontrano per caso in questo giardino, e cercano di piacersi a vicenda solo per il loro fugace piacere. Tutto è buono per piacersi e piacere, anche l’inganno, sopratutto l’inganno. È il mestiere, o diciamo l’istinto, dell’uomo e della donna che s’incontrano. Ma speriamo che cosí non sia di noi. Speriamo.

Sospirò anche lui, con pena, come il malato stanco della sua speranza di guarire, poi riprese:

— Mi lasci sperare. Sopratutto in me stesso. Io ero malato, prima di conoscerla, e ancora forse lo sono. Malato di cattivi sogni, di ambizioni crudeli, di una concezione quasi bestiale della vita. Volevo conquistarla, questa vita, come una preda, a qualunque costo; ero come un affamato, un dissanguato che ha bisogno di nutrirsi di carne cruda: e non mi accorgevo che il germe vero della vita era moribondo in me. — Mi lasci dire tutto, — riprese ancora, dopo una pausa scura, paurosa. — Quando lei mi aprí la porta fu il rischiararsi di