Pagina:Deledda - La fuga in Egitto, 1926.djvu/138

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cesse la guardia noi, quando lui era in giro, ed era sempre in giro. Negli ultimi tempi, poi, erano tutti e due divenuti strambi. Vedevano, vale a dire credevano di vedere il fantasma del padre ucciso dai figli: e noi si rideva, sebbene anche mio fratello creda un poco a queste sciocchezze. Lei, però, non ci crederà certo.

— I morti son morti, — disse il maestro; — e quelli da temersi sono i fantasmi dei vivi.

— Ben detto! Ma adesso le tolgo il disturbo e le chiedo scusa. Domani mattina presto vado in paese, se lei ha bisogno di qualche cosa comandi pure liberamente. Ero venuto anche per questo.

— Ebbene, compratemi un pane. E di un’altra cosa vi prego: non parlate di me, non dite che io sono qui.

Il contadino si strinse con due dita le labbra, e i suoi occhi ricordarono al maestro quelli del cane di Ola quando gli si faceva una carezza: si sentì quindi consolato poichè gli parve che la provvidenza gli mandasse, con l’aiuto materiale di quell’uomo semplice, anche il conforto che la vicinanza di un’anima dà a un’altra anima.

Fin dalla prima notte fece il suo dovere: gli parve di sentire rumore e andò a vedere intorno alla villa. Tutto era quieto, e il chiarore della luna dava anzi una luce spettrale al luogo silenzioso e morto. Solo davanti ad una delle