Pagina:Deledda - La fuga in Egitto, 1926.djvu/164

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— Oh, Gesuì?

Gesuino non risponde, ma s’avvicina alla siepe, dove questa ha un varco, chiuso solo da un ramo, che permette ai contadini di comunicare col custode della casa. Anche il maestro ci si avvicina: e sono come due esploratori di una terra sconosciuta che si sentono attraverso il fitto della selva e tentano di incontrarsi.

S’incontrano infatti davanti al varco: il ramo nero trasparente li separa ancora, ma già possono vedersi e parlarsi.

Gesuino è a testa nuda: i suoi riccioli rossastri sembrano di erba secca, e il bianco degli occhi brilla come di porcellana.

Dietro è il cane con la sua ombra lunga; è inquieto e si morde con un guaito sotto la coscia, come abbia le pulci, poi solleva la testa nel sentir parlare il padrone.

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— C’è qualcuno da lei? — domandò Gesuino. — Il cane abbaia verso la sua casa.

Un attimo di silenzio; e al maestro parve di sentire una grande ala passare nella solitudine del firmamento e ravvivare le cose morte. Era l’aiuto aspettato da Dio.