Pagina:Deledda - La fuga in Egitto, 1926.djvu/163

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scienza: che si voleva da lui? Non aveva tutto dato?

Andò a sedersi davanti alla tavola di marmo, dove aveva mangiato coi contadini, e gli parve di sentire l’eco delle sue parole. Così a misura che il tumulto del suo sangue cessava, gli tornava lucido il pensiero e il giudizio di sé stesso: e una luce chiara e fredda come quella della luna gli regnava intorno, con l’ombra delle cose più viva delle cose stesse. Tutto era tranquillo e fermo, oramai, come nel riposo eterno della morte.

— Bisogna rinunziare anche a me stesso, — pensò. E decise di tenere Ornella con sé, di incaricarsi della creatura. Bisognava lottare per questo, anzitutto colla forza brutale della donna stessa, e poi con altre contrarietà: ma il pensiero appunto della lotta lo rianimò.

— Forza, forza, — disse sottovoce, parlando alla sua ombra. — Dio ci aiuterà.

Ed ecco si alza e va verso la siepe sembrandogli di aver sentito rumore. Tutto è tranquillo, sotto la luna, di un colore fantastico che non è più colore ma neppure è nero: alcune foglie attraversate dalla luce lunare sembrano di vetro dorato, altre di alabastro.

Il cane dei contadini comincia ad abbaiare; la voce di Gesuino lo richiama e non sa perchè anche il maestro chiama: