Pagina:Deledda - La fuga in Egitto, 1926.djvu/192

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meno naturale, e si domanda se non è lui, lui solo, ad essere fuori della normalità degli uomini: ma in fondo sente che così non è, e invece di rallegrarsi per quel ritorno della misericordia di Dio che gli appiana intorno le onde agitate e spinge la sua barca a riva, se ne rattrista nelle radici dell’anima.

— La ragazza sa niente?

— Ma, per dire la verità, qualche cosa le ho accennato. E lei non ha risposto, ma mi sono accorto che ha guardato bene la casa, le bestie, il campo, valutando tutto e osservando quel che c’è da avere e dare. È una ragazza pratica, e questo anche mi piace. È svelta nei mestieri: poche ne conosco, di così svelte. È vero?

— È vero, — afferma il maestro, e si guarda attorno, e lo sguardo del contadino segue il suo. La dimora infatti sembra un’altra, col lettuccio pulito, il raggiante quadretto della Fuga, il cassettone lucidato col petrolio e sopra tutti gli oggetti in ordine.

Sulla cappa del fornello pende un merletto di carta verde; il pavimento è sgombro di ogni altra cosa che non siano i piedi dei mobili, e sulla parete in fondo gli oggetti di cucina sembrano borchie decorative.

Ma intanto l’orologio a sveglia che batte il tempo in cima al cassettone, segna le otto e tre quarti, e lei non si vede.