Pagina:Deledda - La fuga in Egitto, 1926.djvu/22

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

— 16 —

Anche Antonio ha lasciato detto di scusarlo. È tanto buono anche lui. E adesso vada a lavarsi e a mangiare. Vada.

Egli obbedì. Quando furono nella stanzetta da pranzo, dove Ornella aveva deposto le valigie, la bambina aprì il cassetto della credenza cercando di trarre la tovaglia: voleva apparecchiare lei, per il suo nonno, ma anche questa volta la donna la spinse in là col ginocchio.

Allora egli disse un po’ aspro:

— Lasciala fare: bisogna pure che impari.

L’altra non rispose; solo lo guardò d’alto in basso coi suoi placidi occhi verdastri; sguardo tranquillo che tuttavia lo avvertiva che la padrona in quella casa era lei.

— Favorisca nella sua camera, — disse dopo un momento, trasportando le valigie; ed egli vide che la camera assegnata a lui era la più melanconica di tutte. Macchie d’umido decoravano con strani disegni gialli le pareti, e sul pavimento rotto, nella penombra verdiccia, gli parve di vedere correre uno scarafaggio; ma accanto all’uscio Ola guardava, intimidita e curiosa, e la sua vestina rossa illuminava come un fuoco d’inverno la stanza.

— Venga pure avanti, signorina, — egli disse inchinandosi; e con una mano le offrì una scatola, e con l’altra, fra l’indice e il pollice, il fiorellino d’oro della spilla che si era tolta dalla cravatta.