Pagina:Deledda - La fuga in Egitto, 1926.djvu/220

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

— 214 —

giovine gli sembravano sempre più sconclusiosonati e gli davano noia: chiuse gli occhi per dimostrare la sua stanchezza, ma quello si volse di fianco sulla sedia e continuò a parlare rivolto a Ornella.

— Io credo di aver una volta ballato con te, due o tre anni fa, al veglione. Me ne ricordo perchè tu eri già alta così, se non così grassa, mentre io era più piccolo ancora. Quanti anni mi dai? Ancora non ho compiuto i diciannove anni, ma già mi sembra di averne cento. L’anno venturo, poi, oltre il resto, mi dichiareranno disertore, mentre il mio ideale, da ragazzo, era di studiare anche per seguire la carriera militare e servire degnamente la patria. Dio non vuole: ma non importa. Laggiù dove voglio andare potrò forse anche arrolarmi nelle milizie coloniali, e poichè il fegato non mi manca potrò anche distinguermi e diventare ufficiale. Hai mai veduto un ufficiale delle milizie coloniali?

Ella non ne aveva mai veduto; ma subito lo immaginò vestito di rosso e d’oro, con le piume verdognole dei nostri bersaglieri, le armi lampeggianti al sole del tropico. E non rispondeva, anche per non farsi sentire dal maestro, ma passo passo, gira di qua gira di là, si riavvicinava al giovine, come s’egli la tirasse con un filo invisibile: e a misura ch’ella si accostava, egli a sua volta pareva riconoscerla meglio.