Pagina:Deledda - La fuga in Egitto, 1926.djvu/243

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nelle belle giornate si vedono i cacciatori coraggiosi salire i sentieri fra le roccie: sono vestiti di pelli e sembrano i padroni della foresta. Appartengono alle più ricche famiglie del paese, e gareggiano in sveltezza e ardire. Ce n’è uno, mio discepolo, che neppure tocca la bestia che colpisce; la fa ritirare da un battitore suo servo e, se la carne è buona, come per esempio quella del daino o del cinghiale, la manda in regalo agli amici, come fa il re. Spesso, alla sera, egli veniva a trovarmi, e allora erano racconti meravigliosi, di bestie che egli aveva sentito parlare, di uccelli che rubano e nascondono gioielli e monete d’oro, di lupi che un tempo erano uomini. Una volta....

Egli si provava a ripetere i racconti straordinari del giovine cacciatore, suggestionandosi col suono delle sue parole e mescolando gli scarsi ricordi della realtà alle vicende di caccia lette nei libri di avventure. Era l’unico modo di prendere l’anima barbarica della donna, ed egli aveva cura di fermarsi a tempo, sul punto culminante, e lasciarla colpita e sospesa, per riprendere poi con maggior sicurezza: così fa la tartaruga, quando prende, pungendolo con cautela, il ragno velenoso.

Qualche volta, alla sera, venivano i contadini, e Gesuino portava le castagne appena arrostite, entro un fazzoletto che scottava.