Pagina:Deledda - La fuga in Egitto, 1926.djvu/53

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sempre più per veder meglio. E la fortuna mi assiste; anche troppo.

Marga, che io credevo intenta a pregare per l’anima del marito morto, si lavava le braccia e il collo, come usa ancora, prima di andare a letto. Così io la vidi con le spalle e il seno nudi, i capelli tirati e attorcigliati sul sommo della testa: era bella come una statua di marmo. Quando si asciugò strofinandosi forte la pelle con l’asciugamano si fece tutta color di rosa: sollevò e guardò bene, voltandole e rivoltandole, le braccia freschissime, poi esaminò con attenzione un neo in forma di cuore che ha in mezzo al seno. Io mi buttai a terra quasi con spavento. E stetti lì finchè lei non chiuse gli scuri della finestra e tutto fu silenzio.

E non dissi nulla alla marescialla, preferendo perdere la scommessa pur di poter continuare indisturbato il gioco. Finchè una notte il contadino di Marga si accorse di me e per un pelo non mi tirò una fucilata. Io dissi che ero in diritto di entrare dove mi pareva e piaceva, per dovere di ufficio: e poichè ero innamorato cotto e non ne potevo più dal desiderio di parlare con Marga, aggiunsi che anzi dovevo perquisire la casa di lei. La casa fu tutta in subbuglio. Marga, che viveva sola con una servetta, si spaventò in modo che io ebbi rimorso di averla disturbata. La madre e la moglie del contadino