Pagina:Deledda - La fuga in Egitto, 1926.djvu/52

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— Tutto si può quando si vuole, — mi dice, con intenzione.

— Qualunque cosa succeda, lei però mi farà testimonianza che la mia intenzione è solo quella di vedere da vicino questa famosa bellezza.

Bisogna confessare che la marescialla mi tenne bordone in questa impresa, permettendomi di aprire un varco nella siepe onde poter penetrare nel campo qui dietro il giardino. Come ho detto era di ottobre e faceva ancora caldo: noi in caserma si dormiva ancora con le finestre aperte, e dalla mia vedevo, attraverso il pergolato, il chiarore di quella della camera di Marga.

Ed ecco che una bella notte penetro nel campo, con le scarpe di feltro di quando si va a sorprendere i contrabbandieri, e avanzo quatto quatto. Oh, dimenticavo di raccontare che mi avevo amicato il cane dei contadini, che spesso veniva verso la siepe, abbaiando contro le nostre galline: gli buttavo da mangiare e, come si sa, il cane, per il boccone, diventa amico dell’uomo. Cominciò ad abbaiare, infatti, appena io fui dentro nel campo, ma quando mi venne incontro e mi riconobbe si chetò; poi anzi mi precedette festevole come conoscesse le mie buone intenzioni e m’indicasse la strada.

Così arrivai accanto al pergolato. La finestra di Marga, voi l’avete veduta, è poco alta dal suolo; io mi piego sulle ginocchia, avvicinandomi