Pagina:Deledda - La fuga in Egitto, 1926.djvu/70

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

— 64 —


E questo cuore, una piccola piazza selciata di sassolini di spiaggia, con a destra la chiesa e a sinistra l’antico palazzo nero del Comune, in mezzo una fontana senz’acqua e sopra un quadrato di cielo simmetrico e intenso come un soffitto turchino, palpitava tutto per il suono delle campane e il brusìo della folla nel mercato centrale.

Le vetrine ben fornite dei negozi di stoffe e di commestibili davano l’impressione di trovarsi in una città: tanto che il nonno si sarebbe trovato un po’ sperduto senza la guida sicura di Ola.

Da prima ella lo attirò nell’angolo più vicino della piazza, davanti alla vetrina da lei preferita, popolata come quella di un museo di oggetti preziosi e interessanti: bambole vestite, amorini porta-fortuna nudi e alati, braccialetti e ninnoli di lacca: egli però fece lo gnorri, poichè un caposaldo della sua pedagogia di antico insegnante era di non coltivare nei bambini l’amore per le cose inutili.

— La bambola che ti ho portato io, — disse per confortarla, — è mille volte più bella di queste, e in pari tempo è anche un porta-fortuna; — e per maggiore consolazione fu poi lui a fermarsi davanti ad un’altra vetrina; — qui almeno c’è roba utile: guarda guarda che belle torte con un rubino di ciliegia in mezzo: guarda