Pagina:Deledda - La fuga in Egitto, 1926.djvu/71

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che bei biscottini ancora caldi come le tue ditina; guarda che belle paste alla crema che pare aprano le labbra per lasciarla vedere e dicano: mangiateci, mangiateci, mangiateci. Vogliamo portarne un po’alla mamma?

Entrarono nella pasticceria tutta odorosa di zucchero, e il primo pasticcino sopra la piramide composta sul vassoio del banco fu staccato come una bella rosa thea dalla cima della pianta, e offerto ad Ola: e lei lo prese senza avidità, ma con premura, e lo guardò intorno intorno; intorno intorno lo tastò con un dito, poi con la lingua, cercando il punto dove meglio assalirlo, e trovatolo vi ficcò i dentini con una mossa feroce, smorzando però a poco a poco l’assalto finchè arrivata all’ultimo pezzetto se lo tolse di bocca, lo riguardò ancora, lo sminuzzò e finì di mangiarlo briciola a briciola: l’ultima le cadde per terra e lei la raccolse.

— E così è della vita, — pensò il maestro, che la teneva d’occhio mentre il pasticciere, con aria melanconica e nauseata, preparava sul vassoio di cartone i dolci da portare a casa.

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