Pagina:Deledda - La giustizia, Milano, Treves, 1929.djvu/151

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il grillo li udiva. Un momento tutto tacque, e il grillo riprese a cantare una nota acuta e tremolante che pareva fondersi con l’oscillazione azzurra ed iridata dell’astro opalino fermo sulla torretta nera.

Ma il misterioso rumore seguitò ancora e l’inferriata vibrò più scossa e più tremula: il grillo tacque di nuovo, e di nuovo non s’udì, sotto il bianco corso degli astri e tra la liquida fragranza delle rose, che lo sgretolarsi aspro del muro e la vibrazione dell’inferriata.

Poi, ad un tratto, la vibrazione cessò; si udì un colpo secco e duro.

Poi profondo silenzio.

Ma il grillo attese a lungo prima di riprendere la sua sottile sinfonia tremolante, e quando dopo alcuni timidi accordi la riprese per non più tacersi, le grandi stelle bianche erano vicine all’Ovest, ed anche l’astro dalle perlate vibrazioni azzurre era sparito dall’alto della torretta nera.