Pagina:Deledda - La giustizia, Milano, Treves, 1929.djvu/174

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ne di dolore e di gioia. Come sempre, sentiva la strana superiorità di lui; che era ella mai davanti a quell’uomo giovane e forte, nobile ed elevato, che amatala finchè gli aveva resistito, ora, dopo le prime ebbrezze del trionfo, la trascurava e s’annoiava di lei come di tutte le altre cose che lo circondavano?

Non era ancora un anno da che Stefano Arca era entrato per la prima volta in quella semplice stanza severa, nella quale ella gli aveva versato il vino giallo e soave dal cui ardente miele era spuntato il germe di un inebbriante amore, e pareva che molti e moltissimi anni fossero trascorsi.

E l’antico dolore, che or pareva un lontano sogno, era scomparso come un tempo sparivano le larghe foglie lucenti dei noci e le lunghe foglie pallide dei pioppi trasportate dai soleggiati meandri del ruscello; e forse Stefano non provava più per Maria l’ineffabile mistero di attrazione che a lei lo aveva unito, perchè ella non possedeva più quel sottile fascino di dolore che un tempo l’avvolgeva tutta in un velo di ignote dolcezze.

Ma da qualche settimana a questa parte, ella spesse volte sorprendeva il suo labbro inferiore increspato dall’antica linea di rassegnato e doloroso rimpianto; e scendendo nell’orto, nelle lunghe sere estive il cui riflesso rendeva d’oro le basse acque della vasca, domandava segreta-