Pagina:Deledda - La giustizia, Milano, Treves, 1929.djvu/193

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Ma probabilmente ella si sbagliava sulla persona minacciata, perchè cambiò fisonomia quando Stefano, ch’era entrato nella camera attigua, ritornò dicendo:

— Se viene ancora sua moglie gettala giù per le scale....

— Ecco una cosa che non saprò fare! — rispose ridendo Maria.

— È Arcangelo Porri che frusta! — pensò la serva, e picchiò, dicendo: — Il cavallo è pronto.

— Addio, cara, — disse Stefano alla moglie, sollevandosi per staccare il fucile dalla panoplia delle sue armi. Si mise ad armacollo il fucile e baciò Maria.

— A che ora sarai qui?

— Non so. Farà una bella giornata. Addio, Maria.

Ella lo accompagnò per le scale tenendogli la mano e pregandolo di non far sciocchezze; ma appena fuori del paese egli prese appunto la via che conduceva a Nuraghe ruju, la tanca ov’era l’ovile del Porri.

Scuotendo le piccole orecchie, inarcando elegantemente la coda, il cavallo trottava a testa alta; i tre cani, di cui due color caffèlatte, con occhi castani limpidissimi, si rincorrevano, mordicchiandosi per gioco, fiutando per terra e abbaiando: talvolta restavano indietro, si fermavano, infilavano sentieri diversi da quello per-