Pagina:Deledda - La giustizia, Milano, Treves, 1929.djvu/212

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diede tanta virtù? — chiese Stefano, ma non rise, tanto sapeva inveterate nel Porri e negli altri pastori le antiche superstizioni tramandate dalle tradizioni popolari.

— Chissà se mio figlio lo troverà! — disse il pastore, guardando in lontananza verso le falde del monte Atha. — Io ci passai cinque anni fa e ne tolsi un mazzo di foglie che conservai, e mi servivano efficacemente; ma poche, che ancora ne possedevo, mi furono rubate, che il demonio gli rubi l’anima e il corpo a chi le prese. Ho mandato mio figlio Bore, ma temo non che trovi il lentischio, perchè i maligni pastori delle vicinanze non solo non lo indicano, ma sviano quelli che son presso a trovarlo. Dorme qui lei, stanotte? — domandò poi, vedendo Stefano poco attento al suo discorso.

— Se potessi trovar qualche cosa, sì! Ho buscato solo una pernice ed ho vergogna a tornarmene così.

Il Porri si trovò mortificato di non potergli offrire buona caccia: per mezzo di magici scongiuri (verbos); egli e i sottostanti pastori avevano legato, cioè impedito le aquile e gli avvoltoi di avvicinarsi alla tanca per rapire gli agnelli, i capretti e i porchetti: con i medesimi scongiuri, e deponendo di tratto in tratto sui muri foglie d’oleandro colte la notte di San Giovanni, avevano allontanati i cinghiali, le