Pagina:Deledda - La giustizia, Milano, Treves, 1929.djvu/234

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— Macchè scuse! — diss’egli con disprezzo. — Perchè devo farti poi delle scuse?

— E allora dica semplicemente che mi manda via a pedate...

— Macchè pedate! — Stefano rise, ma d’un riso tale che a Serafina fece appunto l’effetto d’una pedata.

— Senta don Istene; penso e so la causa per cui le viene l’estro di mandarmi via senza neppur cambiarsi la giacchetta...

— Che mi cambi o no, ciò non ti riguarda. O vuoi aiutarmi tu a levarmela?

— Chi l’ha aiutata a levarsela la giacchetta, qualche volta, è stata Ortensia..., disse Serafina a voce alta e stridente, sapendo che Maria ascoltava: — per cui....

— Serafina, non farmi uscire dai gangheri! — avvertì Stefano, ma ridendo forzatamente. — E va via in pace. Del resto so che sei sposa e quindi non ti conviene restar serva...

Le parole e il riso del padrone la pungevano crudelmente, ma egli continuava a parlare così scherzosamente, con tal grazia felina, che ella, per quanta pazza voglia ne avesse, non poteva dire la cosa terribile che sapeva. Del resto, appunto perchè il padrone pareva scherzasse, ella sperava che il suo licenziamento fosse per burla, e dopo un vivace ma rispettoso battibecco uscì sicura di sè.

Il resto della mattina passò relativamente