Pagina:Deledda - La via del male, 1906.djvu/11

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la via del male 9

vino. Fatto sta che s’è rotta la gamba, ed ora cerca un servo abile e fidato, perchè egli non può più badare alle cose sue.

— E la moglie che donna è?

— Una donna che non ride mai, come il diavolo. Una vanitosa. Il vero prototipo delle vostre principalesse, che credono d’aver il mondo entro la loro cuffia perchè posseggono una vigna, un chiuso, una tanca, cavalli e buoi.

— E ti par poco, piccolo forestiere? E la figlia, come è? Superba?

— Zia Maria? Una bella ragazza. Ma bella! — disse l’altro gonfiando le guancie. — Quella è buona, umile, buona massaia. Dicono! Io la credo ancor più superba della madre. Devono poi essere avare, quelle due donne, avare quanto zio Nicola è allegrone e prodigo. Ma lo tengono dentro il pugno, così, veh, il povero zio Nicola!

— Questo non m’importa — disse Pietro, guardando il pugno chiuso del bettoliere. — Basta che non siano avare con me.

— Ah, dunque è vero che ci vai? — chiese l’altro, smettendo la sua faccenda.

— Se mi pagano bene, sì. Hanno una serva?

— Niente. Non hanno avuto mai nè servi, nè serve. Fanno tutto da loro. Maria lavora come una bestia: va alla fontana, va a lavare, spazza il cortile e la strada davanti al cortile. Una vergogna, per gente ricca come loro.

— Lavorare non è vergogna. E poi, non dicevi tu, poco fa, che non sono ricchi?