Pagina:Deledda - La via del male, 1906.djvu/10

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8 la via del male

in mano una specie di piumino di ritagli di carta e scacciava le mosche da un cestino di frutta messo in mostra vicino alla porta.

— Un forestiere vicino ne sa più di un compaesano lontano.

Senza smettere di scacciare le mosche, il bettoliere prese a chiacchierare come una donnicciuola.

— I Noina sono i re del vicinato, lo sai, sebbene siano nuoresi quanto me...

— Cosa dici, diavolo? Se la moglie appartiene ad una famiglia di principali1 nuoresi?

— La moglie sì, ma lui? Chi lo sa di dove è? Neppure egli lo ricorda. È venuto a Nuoro con suo padre, uno di quei negozianti errabondi, che comprano olio da ardere e poi lo rivendono per buono.

— Così si fanno le fortune! E tu non battezzi il tuo vino? — esclamò Pietro, versando al suolo le ultime goccie dal bicchiere.

Sentiva già un istintivo bisogno di difendere, per amor proprio, il suo futuro padrone.

— Nessun bettoliere, a Nuoro, vi dà il vino schietto come il mio — proseguì l’altro. — Domanda allo stesso zio Nicola che se ne intende...

— Ah, è vero, egli è un ubbriacone? — domandò Pietro. — Dicono fosse ubbriaco quando, il mese scorso, cadde da cavallo e si ruppe una gamba, ritornando da Oliena.

— Non so: forse aveva assaggiati molti campioni di vino! Perchè era andato per comprare del

  1. Le famiglie distinte del popolo.