Pagina:Deledda - La via del male, 1906.djvu/113

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la via del male 111

citante. Dopo quella domenica di carnevale Pietro continuò a rivolgere qualche frase ardente alla sua giovine padrona, ogni volta che si trovavano soli; ed ella non si sdegnava più, non fuggiva più. Pareva si fosse abituata a considerar Pietro come un suo fervido ammiratore, e non avesse più timore di lui.

Del resto, ella non aveva altri adoratori o almeno adoratori coi quali potesse avere un contatto immediato e pericoloso. Era nota a tutti i ricchi paesani scapoli di Nuoro la superbia della bellissima Maria Noina; tutti dicevano:

— Ella protende per marito un borghese, un avvocato, non un uomo vestito di pelli.

I giovanotti poveri non osavano sollevar gli occhi fino a lei, e per i borghesi, per gli avvocati, ella non era abbastanza ricca.

Solo un proprietario di buona famiglia, Francesco Rosana, paesano ricco e intelligente, ma assai brutto, guardava con insistenza la bella figliuola di Nicola Noina. Ella lo sapeva, ma per più d’un anno aveva atteso invano una dichiarazione amorosa da parte di Francesco, ed ora non l’aspettava più. D’altronde il giovine proprietario non le piaceva affatto; le piaceva di più un giovinotto alto e svelto, ricco pastore, che però doveva sposare una fanciulla orfana, meno bella, ma più ricca di lei.

Un giorno il giovine fidanzato venne a cercare zio Nicola, e guardandolo bene, Maria provò una strana impressione; le parve che egli si rassomi-