Pagina:Deledda - La via del male, 1906.djvu/125

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la via del male 123

disonesta e indegna di lei; ora, subito. Si alzò e uscì nella loggia sopra la scaletta. Pietro attendeva in cucina, ansioso, fiducioso, buono e carezzevole... Povero Pietro! Per un momento Maria esitò, s’appoggiò alla ringhiera, sotto il raggio pietoso della luna.

Poi rientrò nella sua cameretta e pianse ancora. Perchè egli era un servo? E perchè aveva osato innalzare gli occhi fino a lei? Se ora soffrivano entrambi la colpa era tutta di Pietro. Pazzo, spensierato, sciocco! Ebbene, che ricada sopra di lui. È tempo di finirla.

Riassalita da un impeto di collera, Maria ritornò fuori, scese, entrò nella cucina. Pietro aspettava, ancora tutto commosso per la visita di lei e dei baci che si erano scambiati dietro la roccia; appena la vide la prese fra le sue braccia e la baciò. Ed ella dimenticò i suoi perfidi proponimenti: ma da quella sera più che mai, la lotta tra i suoi sensi e la sua ragione si fece aspra e felina.

Giunse un momento in cui ella non si domandò più che cosa voleva: non osò più esplorare i bassi fondi del suo cuore e si abbandonò agli eventi, sperando che un giorno o l’altro l’avvenire si schiarisse. Di Pietro non aveva più timore: egli era un fanciullo, non un uomo; era anzi un servo, umile e obbediente anche in amore.

Ma da qualche tempo Maria dimagriva, sciupavasi, non era più una massaia interessata e meticolosa; distrazioni inesplicabili intorpidivano le sue mani, oscuravano i suoi occhi.