Pagina:Deledda - La via del male, 1906.djvu/124

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122 la via del male

Dio mio, son io la pazza; oh, la mia povera testa; che faccio io? Perchè sono venuta oggi qui? Non sarebbe tempo di finirla? Sì, bisogna finirla. Stanotte glielo dico: «Pietro, smetti ogni speranza, non tormentarmi più.» Fra giorni egli va lontano, va a trasportare carbone e cenere da una foresta alla riva del mare; dopo cominceranno le messi, e così non ci vedremo che una o due volte ogni tre mesi ed egli potrà dimenticare. Sì; è tempo di finirla.

Per tutta la sera ella stette inquieta e triste; si buttò sul letto, in attesa che i genitori si addormentassero, e pianse di rabbia e d’amore. Si morsicava le labbra e sentiva ancora il fuoco delle labbra di Pietro; si ficcava le unghie nelle palme delle mani fino a sentire una pulsazione dolorosa, ma ricordava le carezze di Pietro.

— No, vattene, Maria mia: non facciamo del male: vattene per carità...

Ella se n’era andata, e avrebbe voluto non rivederlo mai più; ma ancora una volta bisognava rivederlo.

— Non facciamo del male...

E non facevano già del male? Era forse bene che si amassero, così, senza speranza? Finalmente ella si accorgeva d’essere in peccato; peccato di desiderio. di menzogna, di disubbidienza verso i genitori, d’inganno verso il suo inferiore. Ma Dio era grande e misericordioso: con una buona confessione l’anima si lava come un panno alla fontana. Però bisognava prima troncare la relazione