Pagina:Deledda - La via del male, 1906.djvu/127

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la via del male 125

Maria la promessa che ella sarebbe andata a trovarlo lassù, nell’altipiano, ove il suo cuore s’era aperto all’amore come la terra alla semente. Maria mantenne la promessa, e Pietro potè vedere la bella persona di lei ergersi fra l’oro delle spighe come un papavero fiammante.

La valle esultava di messi, all’ombra dei monti selvaggi; il cielo ardeva; i mietitori curvi, stanchi, ma compresi da una gioia quasi religiosa, tagliavano le spighe e tacevano. Solo qualche fanciulla cantava e rideva, e il gorgheggio del suo riso fondevasi col canto delle quaglie, col trillo delle cicale.

Maria stette qualche giorno lassù, nella sua terra, nella quale pareva un fiore vivente, e il sole abbronzò e indorò anche il suo viso.

Fra le mietitrici c’era anche Sabina, che in quel tempo perde l’ultima speranza dell’amore di Pietro.

Nel silenzio del meriggio, quando le falci abbandonate sui covoni brillavano come argento, e tutto il paesaggio, giallo di messi e di sole, pareva assopito in una sonnolenza febbrile, e le montagne lontane si fondevano con le vaporosità bluastre dell’orizzonte, i mietitori dormivano all’ombra delle macchie, dispersi qua e là, stanchi, frustati dalla fatica e dal caldo.

Un giorno Sabina, che s’era anch’essa addormentata con le sue compagne, all’ombra di una macchia, si svegliò di soprassalto, e si guardò attorno. Maria non c’era.

Un pensiero, prima vago e informe, passò in mente alla mietitrice innamorata. Silenziosa stri-