Pagina:Deledda - La via del male, 1906.djvu/149

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la via del male 147


— Francesco, — ella disse con serietà, — io ti ringrazio molto dell’onore che mi fai, ma capirai che non posso subito darti una risposta. Lasciami un po’ pensare; fra due settimane ti farò sapere qualcosa.

— Quindici giorni! — egli esclamò. — Quanto sono lunghi! Ma sia pure.

Egli non disse altro; ma strinse forte la mano che ella teneva sempre appoggiata alla cintura di lui, e sospirò più volte.

Sì, egli le voleva bene, forse quanto gliene voleva quel disgraziato servo... Ella chinò il viso, e due lagrime di dolore caddero sul suo seno commosso. Ma fu un istante. Già si scorgevano le prime case di Nuoro, nel luminoso crepuscolo di settembre, I paesani che attraversavano lo stradale si fermavano e salutavano Francesco con rispettosa deferenza; i compagni di viaggio spronavano i cavalli e si riunivano per rientrare tutti assieme in città.

Maria scosse la testa, quasi per scacciarne i pensieri tristi, e sollevò fieramente il viso. La comitiva rientrò trionfalmente in città, e Francesco propose ai cavalieri di condurre a cavallo fino alle rispettive case le donne che li avevano onorati della loro compagnia. Così egli attraversò tutta la città, e potè passare davanti alla sua casa.

— Vedi, — egli disse, additando a Maria una casa bianca con quattro finestre aperte, — tu sai che quella è la mia casa. Dietro c’è l’orto, con un bel mandorlo, un melograno, un pergolato. Ti piace?